Biografia e visione d’autore
Fulvio Kostas è uno pseudonimo che dà nome a una voce narrativa.
Nella vita reale è un ingegnere nato a Catania. Si è formato professionalmente tra Milano e gli Stati Uniti, negli anni dell’avvento di Internet e della telefonia mobile. Ha lavorato a lungo nel settore delle telecomunicazioni e ha fondato nel capoluogo lombardo una propria azienda.
Sono nato e cresciuto in Sicilia.
Non l’ho mai vissuta come un’identità da rivendicare, ma è qualcosa che mi porto dentro. Un luogo che resta, anche quando non lo cerchi, e che ti lascia dentro un legame silenzioso, fatto di abitudini, di ritmi, e di un modo istintivo di sentire le cose.

Le mie origini familiari sono composite. Una radice greca da parte di padre: un nonno arrivato in Italia portando con sé più silenzio che racconto; ne restano gesti, misura, un’idea dell’attraversamento più che dell’approdo. Dal lato materno, una linea nordica: una nonna scandinava e una madre milanese, cresciuta in una cultura della distanza, dell’ordine e della continuità.
Tra il Mediterraneo, l’Europa continentale e gli Stati Uniti, ho sviluppato uno sguardo che non cerca facili sintesi, ma accetta differenze e tensioni come parte della realtà: una naturale inclinazione al movimento più che a un’unica radice identitaria.
I miei testi non raccontano la mia biografia ma traggono spunto da esperienze di vita realmente vissute, rielaborate attraverso la narrativa. I fatti non vengono raccontati per come sono accaduti, ma per l’impronta che hanno lasciato nelle relazioni.
La scrittura non nasce come vocazione, ma come conseguenza. Quando l’esperienza chiede una forma e il semplice andare avanti non è più sufficiente, perché non tutto si risolve col tempo.
La dissonanza del pendolo è il primo punto visibile di questo percorso.
Se queste pagine incontrano esperienze diverse dalle mie e riescono a dialogare con esse, il racconto ha raggiunto il suo scopo.
L’inizio di una nuova stagione

Ho dedicato tutta la mia vita precedente alla tecnologia, al mondo dell’impresa, a quel mondo del fare che non guarda orari ma che pensa a testa bassa a come costruire qualcosa per il futuro e per la crescita della nostra società. È quello che tiene in piedi il sistema produttivo.
Fino a quando – non senza amarezza – ho dovuto prendere atto che non sempre si riesce a vedere ciò che si cela dietro certi percorsi: i sacrifici, le rinunce, la solitudine e i profondi cambiamenti che essi comportano. Spesso ciò che emerge è soltanto il risultato finale, mentre il cammino che lo ha reso possibile rimane invisibile.
Ora sento di meritarmi una nuova dimensione. E, per quanto mi è possibile, cerco di raccontare tutto questo, con l’illusione di provare a restituire un po’ di consapevolezza: far capire che la fatica non appartiene a una sola parte, che dietro ciò che diamo per scontato c’è sempre qualcuno che ha cavalcato un sogno, che ha costruito, sudato e rischiato affinché quel sogno venisse realizzato e, soprattutto, condiviso.