Siamo in Italia agli inizi del secondo decennio del nuovo millennio.

Da una parte l’impresa, le responsabilità, la devastante crisi economica che spazza via tutto. L’immobilismo del Paese. Il tentativo quotidiano di restare in piedi mentre intorno ogni equilibrio sembra sgretolarsi. Dall’altra una passione travolgente e inattesa, capace di incrinare certezze e convinzioni personali, riportando al centro quell’eterno conflitto tra fedeltà e desiderio che mette continuamente in discussione i confini della morale e della libertà.

Il deleterio quadrilatero emotivo che lentamente trascina le vite dei protagonisti genera una enorme pressione interiore che, inevitabilmente, necessita di una valvola di sfogo. E quella valvola riesce a esprimersi solo nella scrittura: dapprima veemente, impulsiva, grezza, sofferta. Solo successivamente, trovando rifugio in Kenya e prendendo distanza da tutto, quel tormento interiore inizia lentamente a trasformarsi in lucidità.

È così che nasce 𝐿𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑠𝑜𝑛𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑒𝑛𝑑𝑜𝑙𝑜.

In risalto la fragilità maschile di fronte all’ansia delle scelte, mostrando quanto anche un uomo possa sentirsi vulnerabile quando desiderio e responsabilità iniziano a collidere.
Un romanzo che parla di crisi, libertà, solitudine, fragilità, rinascita e di quei momenti in cui la vita smette improvvisamente di seguire traiettorie prevedibili.

Forse anche per questo, pur parlando attraverso una voce maschile, il romanzo ha trovato una particolare sintonia con la sensibilità del pubblico femminile, che spesso ne coglie immediatamente le tensioni emotive più profonde.

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